Youtube Powwa

Loading...

lunedì 21 febbraio 2011

il 98 % e il 2%



Abbiamo in comune il 98% di DNA con gli scimpanze. Il massimo delle capacità d'intelligenza (per come noi riduttivamente la definiamo) per uno scimpanze è l'utilizzo della lingua dei segni per comunicare bisogni di base. La differenza del 2% nella catena proteica del DNA ci ha permesso di sviluppare l'arte, la matematica, comportamenti e sentimenti complessi e la scienza in generale. Abbiamo lanciato satelliti per esplorare le zone limitrofe nel nostro sistema solare.
Hubble ci ha regalato meravigliose immagini di galassie lontane.
Ora mi domando, se questa microscopica differenza ha creato un divario di capacità tecnologiche così enorme, fra noi ed i nostri cugini primati e visto che, dati i giusti materiali di base (Carbonio, Idrogeno e Ossigeno) la vita nell'universo è una conseguenza inevitabile nella chimica complessa, quali capacità può avere una cultura con il 2% di differenza in più rispetto a noi? Come guardiamo gli scimpanze? come verremo guardati noi da loro?
http://www.youtube.com/watch?v=C5MHKgHHIH0

1 commenti:

  1. Bell'articolo, min, e la riflessione che hai fatto ne genera almeno un altro migliaio. Ecco il mio contributo.

    Considerando quanto siamo simili noi esseri terrestri (tanto per darci un confine anch'esso immaginario... dov'è che finisce la terra ed inizia il resto dell'eliosfera?), quale bisogno dobbiamo coprire mediante le argomentazioni a favore della visita aliena? Qual è il bisogno che non può essere coperto da un concreto studio per la realizzazione di un traduttore planetario, che ci consenta di capire e studiare la CULTURA delle megattere, alle quali abbiamo tolto un sistema di comunicazione globale vecchio di milioni di anni, piuttosto che delle foche, o delle mucche che alleviamo ed uccidiamo?

    Avendo ormai la scienza dimostrato che la superstizione che vedeva l'homo sapiens-sapiens "superiore" alle altre "bestie prive di anima" è stata poco più che una forma di difesa dalla più totale ignoranza in materia (infatti quando verso la fine dici del 2% "in più", mi viene in mente: "siamo sicuri che sia davvero 'in più'?"), quale bisogno c'è di pensare agli "alieni" se non in termini di nevrosi, perché vogliamo in realtà (consciamente o meno) trovare "una replica di noi" lì, come noi, persi nella vastità dell'Ordine?
    Quanto tempo deve ancora passare affinché ci si riconosca, viventi di tutti i regni della Terra, un unico popolo, figlio della "Cellula Madre", ed impariamo a comunicare gli uni con gli altri ciascuno secondo il proprio habitat?

    E... se mancassimo solo noi all'appello? Se tutti gli altri esseri viventi avessero già, diciamo, INTRINSECAMENTE, il modo di comunicare tra loro, prede e predatori?

    Buon fine settimana! Bisogna SEMMMPRE pensarci.

    RispondiElimina